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Il XVII Rapporto Antigone: meno detenuti in cella, ma non basta

Sono circa 53mila i detenuti in Italia, il numero è in calo - in un anno si è ridotto di 7.500, il 12% - ma resta più alto di quello dei posti e per rientrare nella «legalità» si dovrebbe scendere ancora, di 4-8mila persone. A fotografare la situazione è il XVII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, intitolato 'Oltre il virus'. In quest’anno, fortemente condizionato dall’emergenza Covid, il sovraffollamento, «da condizione oggettiva di trattamento degradante» è «diventato – sottolinea l’associazione, che dal 1998 entra con i suoi osservatori negli istituti di pena per monitorarne le condizioni di vita – anche questione di salute pubblica».
Se è vero che si è tornati ai numeri del 2015, quando sono entrati a regime gli interventi per alleggerire la pressione sulle carceri ed evitare sanzioni per trattamenti inumani e degradanti, il tasso di affollamento, cioé il rapporto tra posti e persone, è al 106%. È il carcere di Taranto il più sovraffollato (196,4%), seguito a ruota da quello di Brescia (192%) e dal piccolo carcere di Lodi, 83 detenuti per 45 posti.
«Per arrivare al 98% della capienza ufficiale regolamentare – sostiene Antigone –, considerata in alcuni paesi la percentuale fisiologica», è necessario «deflazionare il sistema di altre 4.000 unità, che diventano 8.000 se si tiene conto dei reparti transitoriamente chiusi». E, come evidenzia il rapporto, ci si potrebbe arrivare a quei numeri. Sono 19mila i detenuti con un residuo di pena inferiore ai tre anni, una parte di questi sono potenzialmente ammissibili a una misura alternativa. «Se solo metà di loro ne fruisse avremmo risolto parte del problema dell’affollamento carcerario italiano». Invece, a guardare nelle tabelle del Rapporto,
vien fuori che negli ultimi anni le misure alternative sono fortemente aumentate, ma all’aumento non è corrisposto una diminuzione delle carcerazioni. In totale sono 61.500 le persone nella cosidetta aree penale esterna, in misura alternativa, libertà vigilata, lavori di pubblica utilità. Di queste quasi 19mila in «messa alla prova», un istituto introdotto nel 2014, mutuato dall’area penale minorile, e che consiste nella sospensione del procedimento penale.
E guardando al solo dato anagrafico ci sono 851 ultrasettantenni, per i quali è possibile valutare la detenzione domiciliare. Una questione che si è posta soprattutto nell’ultimo anno, fortemente condizionati dal Covid, che non ha risparmiato le carceri: sono 10 i morti tra gli agenti penitenziari, 18 tra i detenuti, 13 a seguito delle rivolte dell’anno scorso. Da qualche giorno è iniziata la campagna di vaccinazione. «Non è gestita centralmente – precisa il capo del Dap, Bernardo Petralia – dobbiamo rimetterci alle scelte e alle disponibilità delle Regioni e alla tempistica differente, che crea una disomogeneità che non è possibile governare diversamente». Antigone si rivolge alla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, per un tavolo di studio.